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Guerrina, la Chiesa dice no al risarcimento

Dopo la condanna dell'ex parroco Graziano Alabi a 25 anni per omicidio nessun risarcimento alla famiglia da parte della Diocesi di Arezzo

AREZZO — Per la morte di Guerrina Piscaglia, scomparsa da Ca' Raffaello a Badia Tebalda il 1 maggio 2014, "la Chiesa non ha alcuna responsabilità". Così la Diocesi di Arezzo, guidata dall'arcivescovo Riccardo Fontana, ha risposto ai familiari della donna uccisa da padre Graziano Alabi condannato in via definitiva a 25 anni di reclusione per omicidio e distruzione di cadavere.

Con una lettera redatta dallo studio legale Scognamiglio di Roma, la Diocesi aretina scrive che "le condotte del vice parroco di Cà Raffaello sono state autonome" e che, in base a interpretazioni del codice civile e del diritto canonico, la Chiesa non aveva ruolo di "direzione e sorveglianza" sul sacerdote.

L'invito al figlio e al marito di Guerrina è quello di "astenersi da pretese risarcitorie", pur esprimendo vicinanza alla famiglia colpita dalla vicenda. Gli avvocati Nicola Detti e Francesca Faggiotto, che assistono il marito di Guerrina Mirco e il figlio Lorenzo, disabile, andranno avanti con l'azione civile.

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